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ovvero don Giovanni per tutti

con

Marco G. Palladino

Manuela Misiti

Anna Palladino

 

responsabile del progetto Anna Palladino

con la collaborazione di Sara Chillemi

coreografie Barbara Saresini e Melania Bossini

violino Francesca Barisani

si ringraziano per la collaborazione: Luca Fanti, Francesca Giacomelli, zia Rosa, Susanna Misiti, zia Angela, Elisabetta Palladino e Pierangelo Razio

sabato 19 gennaio 2008, alle 20:45
Teatro Comunale Odeon di Lumezzane, via Marconi 5

note al testo e alla regia

Sette autori di partenza, da ciascuno dei quali una parte di Don Giovanni, raccontato ognuno secondo la propria ottica. Si è scelta una trama unica e per ogni scena un autore diverso, con il proprio stile e genere. Si è intervenuti quindi non tanto ad uniformare la scrittura - diversamente resa anche a livello interpretativo - quanto piuttosto a ricreare lo schema base Don Giovanni / donna / comprimario.

Laddove, con la sola distinzione tra atto classico ed atto moderno, il personaggio principale si presenta in scena sempre uguale a se stesso, le donne - una scelta tra tutte quelle del libertino…  - sono le più diversificate possibile, per carattere, esperienza ed intenzione come pure a livello teatrale: costumi, interpretazione, tecnica.

Un attore - un’attrice, in verità, ma ciò non importa - crea tutto il resto dell’ambientazione, per lasciare a Don Giovanni piena libertà d’azione ed espressione.

Sette donne, ma non grandi/importanti/significative di loro, quanto piuttosto interessanti in relazione a DG: non si sa nulla di loro se non finalizzato al loro incontro/scontro con DG; una serie di altri comprimari, dal servo complice e confidente di operistica memoria, al parente (padre, marito, fratello) o invece fidanzato di lei, al monaco o re o… figura esterna all’azione, quale un lettore, un commentatore.

Ricapitolando: una o sette donne, un attore per tutti gli altri personaggi ma un solo protagonista: Don Giovanni, Don Giovanni per tutti.

un grazie per il sostegno a:

Prandelli Lorenzo e figli S.R.L. e GREINER S.p.A.

verrà presentato nella Rassegna

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:: invito ::

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:: rassegna stampa ::

giovedì 17 gennaio 2008

Giornale di Brescia

Valtrompia e Lumezzane  - pag. 25




giovedì 17 gennaio 2008

In Città -  Brescia e dintorni

Cronaca locale - pag. 7


:: comunicato stampa ::

:: note alla regia ::

Perché un altro DG. Molti i drammaturghi e i poeti che ne hanno già parlato, ognuno da un’angolatura diversa. Anzi, la forza del personaggio è sempre tale che in ogni singolo autore risultava illuminata da più parti, e con più ombre.

Una figura complessa, quindi, di cui ci si potrebbe soffermare a commentare la coerenza con cui non rinnega mai il proprio operato, seguendo i propri impulsi anche a proprio svantaggio; il suo essere in perenne conflitto con la morale comune e rompere le regole della convenienza sociale; l’affermazione del diritto all’incostanza in amore.

Molto poco rimane nel testo che si è scelto di creare. Ciò che senz’altro si ritrova è il suo essere protagonista assoluto, con il resto del mondo a fargli da corollario.

Non a caso, degli altri personaggi presenti in scena – che definiamo “la donna” e “altro/attore” – non si sa nulla. Tutto ciò che importa è come Don Giovanni si relazioni, a loro e alle situazioni in cui essi sono coinvolti. A puro titolo esemplificativo, a differenza di quanto succede nelle svariate opere liriche che lo vedono protagonista, qui Don Giovanni non ha una spalla fissa, perché ciò avrebbe significato scandagliare nel dettaglio anche il ruolo del sottoposto/complice/confidente. Invece, gli amori del servo non interessano – massimo rispetto, s’intende: non si è tra quelli per cui l’eroe debba essere necessariamente un (ricco) aristocratico. Semplicemente, tutto qui ruota intorno a DG, e se di altro si parlasse, sarebbe solo per spiegare qualcosa di lui, per somiglianza o diversità.

Benché parte della tradizione voglia il nostro “conservatore, bigotto moralista, maschio, nobile” e quindi beninserito in società, nondimeno è sembrato riduttivo attribuirne la vitalità alla protezione fornitagli dallo stato sociale – che egli comunque sfrutta a proprio vantaggio per conquistare anche donne di ceti inferiori. L’onore tanto sbandierato in opere classiche, il suo saper vivere in società sono qui solo frange del nucleo caratteriale principe: l’egocentrismo. La superbia, se si preferisce.

Don Giovanni nei suoi rapporti – in particolare con le donne, ma più in generale col resto del mondo – non fa altro che cercare immagini di sé: non bada a chi sia davvero l’altra persona, a cosa voglia o meno. Da cui l’altro possibile titolo: Immagini di DG; un’altra possibile idea di scenografia: specchi.

Se nell’atto “classico” sembra innamorarsi dell’unica donna che gli si rifiuti, è perché – per quanto ingenua – ella gli appare sul suo stesso livello. Lo tiene sospeso, lo rifiuta ma, più ancora, non dà retta a quanto egli cerca di dirle per convincerla: proprio come Don Giovanni, non intende mettersi davvero in gioco. Ella gli resiste, ma la sua decisione non ha a che vedere con il fascino di lui né tanto meno con la virtù di lei. Egli si innamora non perché lei gli si rifiuti costringendolo a corteggiarla e, conoscendola meglio, apprezzarla per come davvero ella sia; piuttosto, arriva a individuare in lei tratti caratteriali a lui peculiari, a rispecchiarsi nella sua mente come mai gli era successo.

La situazione è più evidente nell’atto “moderno”: entrambe le donne gli si negano, e in entrambe egli può agevolmente – e noi con lui – vedere riflessi di sé. Quale delle due gli sia più affine sarà lui stesso a decretarlo, e ciò quando ormai non basterebbe tale somiglianza a dare un’ulteriore svolta all’azione. Addirittura si potrebbe dire che ella tenda a ciò che egli stesso cerca ed ecco perché non è interessata alla relazione che lui le propone, in quanto ciò andrebbe ad impedire la propria ricerca.

Una delle idee era abbinare ad ogni donna, ad ogni conquista, un peccato capitale. Sette è un bel numero esemplificativo (ed è rimasto) ma i peccati non sono più di moda, nemmeno nell’ottica di una sbrigativa morte quale punizione divina. Don Giovanni stesso pareva antiquato se assurto ad antonomasia del dissoluto punito. Nondimeno, si potrebbe per gioco provare a  trovare i corrispettivi; la regola da tener presente è che le donne sono o motivi per vizi capitali o comunque riflessi imperfetti ma sempre più simili di Don Giovanni – cui, come al resto dell’umanità, vanno peraltro imputati tutti e sette, in misura variabile.

Sette donne, ma non grandi/importanti/significative di loro, quanto piuttosto interessanti in relazione a DG: non si sa nulla di loro se non finalizzato al loro incontro/scontro con DG; una serie di altri comprimari, dal servo complice e confidente di operistica memoria, al parente (padre, marito, fratello) o invece fidanzato di lei, al monaco o re o… figura esterna all’azione, quale un lettore, un commentatore.

Ricapitolando: una o sette donne, un attore per tutti gli altri personaggi ma un solo protagonista: DG per tutti.

 
Associazione Culturale ColChiDeA

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